lunedì 19 giugno 2017

Distillare l'intelligenza.


G
uardando questa immagine di Pier Leone Ghezzi ho pensato che: molti (anch'io) scambiano le energie sottili per fluidi grossolani, invertendo il significato col significante. Così si potrebbe tentare di distillare l'intelligenza dal cervello o sublimare il coraggio dal fegato, e si rimarrebbe con un pugno di mosche: sarebbe come cercare di estrarre la luce da una lampadina spezzandone il vetro come il guscio d'un uovo.

Valentina Fagnani (vF)

martedì 13 giugno 2017

Il mondo come passaggio.

Il mondo come passaggio, una immersione nella sfera del tempo, che delicatezza! (1600)

Valentina Fagnani (vF)

Il ricatto della parola.

"Il contenuto mistico di certe formule conferisce loro un potere magico temibile. Migliaia di uomini si fecero uccidere per parole che non potevano comprendere e del resto sprovviste di senso razionale" (Gustave Le Bon, Psicologia delle folle, 1895)

Articolo: Oratoria, retorica, il saper parlare. Analisi del discorso di Marco Antonio.

Valentina Fagnani (vF)

mercoledì 31 maggio 2017

Necessità.

A quanto pare, se su un foglio segnate le posizioni della Terra e di Venere, le unite con una linea e aspettate otto anni, vi viene fuori una cosa tipo questa. (O anche: l'evidenza di come come la Necessità da piccola giocasse con lo spirografo)! Bellissimo!

Valentina Fagnani (vF)

lunedì 15 maggio 2017

Hertz!

L'ingresso della biblioteca Hertziana è un aspetto della mia psiche.

Valentina Fagnani. (vF)

'Il gesto generoso'.

"Le mani - si legge nella descrizione dell'opera - sono strumenti che possono tanto distruggere il
mondo quanto salvarlo, e trasmettono un istintivo sentimento di nobiltà e grandezza in grado anche di generare inquietudine, poiché il gesto generoso di sostenere l'edificio ne evidenzia la fragilità"...

Valentina Fagnani (vF)





Foto: Venezia Today.

venerdì 12 maggio 2017

La prigione dell'anima. vF

Una figlia allatta la propria madre in prigione, per evitare che muoia di fame. La prigione come simbolo di uno stato spirituale, dell'anima devastata ed abbandonata a sé stessa, tormentata da una fame del tutto diversa da quella corporea. L'immagine è a mio avviso commovente e la dedicherei a tutti quelli che hanno compreso il concetto percependo un brivido sulla pelle!

Valentina Fagnani (vF)

giovedì 11 maggio 2017

La tristezza: un appetito che nessun dolore sazia.

La tristezza: un appetito che nessun dolore sazia, scriveva Emil Cioran. Abbiamo trasformato la tristezza in un problema da superare e non l'abbiamo riconosciuta come soluzione dei problemi. La tristezza, presa con maestria, è la chiave di volta della vera felicità: bisogna imparare a concedersi il lusso di essere tristi. 
Costretti alla felicità, siamo vincolati alla produzione: felice, dal verbo greco phyo, significa infatti fecondo, produttivo. Ma la nostra è una felicità intensiva, d'allevamento, i cui frutti troppo grandi e numerosi piegano l'albero che siamo sotto il peso della paura di vivere.
In questa massificazione della felicità, in quest'obbligo all'abbondanza soltanto la tristezza può salvarci: l'inquinamento luminoso della nostra fame chimica di conoscenza ci impedisce di guardare dritti alle nostre stelle polari. La parola "tristezza" (dal sanscrito trsta, oscuro, torbido) racconta quel ritorno all'oscurità che è il solo a permettere una chiara visione del cielo. E se ha ragione Cioran quando scrive che «se una sola volta fosti triste senza motivo, lo sei stato tutta la vita senza saperlo», io credo anche che «se una sola volta fosti felice senza motivo, lo sei stato tutta la vita senza saperlo».

Valentina Fagnani (vF)

domenica 7 maggio 2017

Vulva Pellegrina!

Ciao! La sera di Pasquetta...Biagio ci introdusse fedelmente et miracolosamente al discorso vulva femminile. Bene, a riguardo di ciò promisi visioni medievali e realissime di ella inserita serenamente in luoghi pubblici e senza pudori. ​Vi lascio quindi con la mia adorata Vulva pellegrina con bastone fallico, ​a mio modesto parere, una meraviglia!​ I pellegrini portavano con sé questi oggetti perché tenevano lontani gli spiriti malvagi. E le chiese erano pieni di questi soggetti. Il senso del pudore avviene con la trasformazione del corpo in statua, con l'estetiche borghesi del rinascimento ed è una cosa che non ha rapporti con le culture precedenti. Non c'era nessun tipo di moralismo nei rapporti con il corpo nelle società contadine... Interessante non so, per me si...ma di certo, fa riflettere! Sogni d'oro...!

Valentina Fagnani (vF)

domenica 9 aprile 2017

Nel 1973 una donna analfabeta scrive al marito emigrato in Germania dalla Sicilia.

Articolo di Valentina Fagnani (vF).

Questa è una lettera che nel 1973 una donna analfabeta scrive al marito emigrato in Germania dalla Sicilia. Scrive disegnando quello che sa, la storia minima di quello che succede nella famiglia. Si vedono operai che lavorano la terra, cuori, fedi intrecciate, il parroco che indica cosa votare alle prossime elezioni, il Natale. Mi sono immaginata questa donna nell'atto di tradurre quello che ha nel cuore e non trovando le parole per dirlo si è risolta nel disegnarlo: anche queste sono pitture rupestri, solo degli anni '70. Gesualdo Bufalino ha provato a tradurla di nuovo in parole scritte...

giovedì 12 dicembre 2013

Ex Drummer.

Tre musicisti punk disabili di Ostenda (Belgio) sono alla ricerca di un batterista; per entrare nella band è necessario però avere un handicap: quello del nuovo membro è il non aver mai suonato una batteria.
Nascono in questo modo i "The Feminists". La prima volta che vidi questo film pensai subito ad una cosa: o il regista fiammingo Koen Mortier era riuscito a scovare un manipolo di fantastici attori (incredibilmente) ancora sconosciuti, oppure aveva condensato nella pellicola un branco di punk ritardati, tossici e fuori di testa, ignari della presenza delle telecamere. Tra i film indipendenti migliori del nuovo millennio, una colonna sonora unica (Lighting Bolt, Isis, Mogwai, Funeral dress ed altri) che esplode in un tripudio di concerti punk, sudicio, grottesco, disagio e sangue. Rivedendone qualche scena di recente, mi è subito balzata alla mente la sfrontata e agognata bellezza di cui si pervadono i 114 minuti di 'sporca' pellicola.

vF

giovedì 5 dicembre 2013

Vergine Maria che scioglie i nodi.



Originalissimo dipinto tedesco di inizio Settecento, raffigurante la Vergine Maria che scioglie i nodi (Virgen Maria Knotenlöserin), molto caro a Papa Francesco e assai noto in America Latina, proprio per iniziativa dell'allora studente di teologia Jorge Bergoglio in soggiorno di studio in Germania. Il valore simbolico e profondamente umano di questa immagine mi sembra straordinario. Forse la psicologia del profondo non è nata con Freud, e gli archetipi dell'invocazione di aiuto trascendente di fronte ai tanti nodi in cui si aggroviglia talvolta la nostra esistenza sono radicati in tutte le manifestazioni umane di spiritualità. In questo, tutte le fedi sono sorelle e tutti gli esseri umani sono fratelli.

vF

mercoledì 13 novembre 2013

Stari Most.

Il 9 (ed oggi non lo è ma evidentemente il 9 ero affetta da acuti e circoscritti attacchi di pigrizia) novembre 1993 lo Stari Most, il ponte costruito tra 1566 e 1567, e divenuto nel corso dei secoli uno dei simboli della storica convivenza tra musulmani e cristiani in Bosnia Erzegovina, viene distrutto dai bombardamenti dei secessionisti croati. Fu un atto a cui tutti -serbi, bosniaci, croati, media, opinione internazionale- assegnarono un valore assoluto, ed effettivamente rappresentò una sorta di punto di non-ritorno: il dramma bosniaco, a quel punto, non poteva più esser nascosto da nessuno nei confronti di nessuno. Se un giorno passate da quelle parti, aldilà del suo valore storico, fermatevi a Mostar, la città è molto bella e l'area intorno al ponte -ricostruito, ovviamente- merita qualche ora del vostro tempo.

vF

domenica 27 ottobre 2013

Suspiria.

"Suspiria" (1977), pellicola simbolo del passaggio completo di Dario Argento all'horror movie.
Dopo il primo assaggio di genere con il supremo "Profondo Rosso" (ancora debitore nelle tinte thriller alla "trilogia degli animali"), il regista romano firma il suo capolavoro e vede aperte le porte della famainternazionale, con un incredibile e meritato successo negli Stati Uniti ed in Giappone. Un ruolo fondamentale e vincente spetta alla fotografia; l'uso smodato di luci ad arco e lenti anamorfiche dona un clima surreale alla pellicola, caratterizzata da una straniante distribuzione visiva del colore nelle riprese, inzuppate in una profondità di campo onirica.
La colonna sonora dei Goblin diventa ancora più trainante rispetto a "Profondo Rosso", con un alternarsi dei silenzi magistrale: il vero asso nella manica del film. Guardare "Suspiria" armati di buone cuffie può diventare un'esperienza traumatica ma obbligatoria.

vF

giovedì 24 ottobre 2013

Alice in Chains.

Gli Alice in Chains, personalmente, li ho sempre visti vicini alla scena hard/heavy, forse per i loro tour insieme a gruppi della scena metal, o per gli arrangiamenti, più sofisticati rispetto alla media del "Seattle sound".

Nei primi anni 90 la stampa musicale ed il mondo discografico infilò nel calderone grunge chiunque suonasse alternative rock (l'esempio dei Blind Melon e degli Spin Doctors è abbastanza palese), più per creare un movimento che per vicinanza stilistica, mettendo sotto contratto un altissimo numero di bands.

Anche tra i padri del genere spesso i punti di contatto non sono moltissimi, basti pensare alle enormi differenze tra Nirvana e Pearl Jam.
Gli AIC hanno percorso un tragitto tormentato, chiuso (reunion a parte) da un tristissimo epitaffio; la tragica fine di Layne Staley.


vF

Porcelain Raft a Roma.

Mauro Remiddi, aka Porcelain Raft, è un compositore, autore e musicista nato al Roma nel 1972. Attualmente vive a New York.
Nel 1997 ha scritto la colonna sonora del corto La Matta dei Fiori di Rolando Stefanelli, vincitore del David di Donatello come miglior cortometraggio. Nel 1999 si è esibito al teatro La Mama di di New York durante lo spettacolo di tip tap Vaudeville 2000, per cui ha composto anche le musiche. Prima di trasferirsi in Inghilterra ha avviato una collaborazione stabile con Ra Di Martino, componendo le musiche e apparendo in tre suoi video (Not 360, Night Walker, August 2008). Nel 2003, Mauro Remiddi e l'artista/musicista Onyee Lo, hanno formato il duo Three Blind Mice, trasformato nel 2005 in Sunny Day Sets Fire. Nel 2008 ha collaborato con Filthy Dukes, cantando sulla traccia Somewhere at Sea, per l'album di debutto Nonsense in The Dark. Il suo primo EP, Gone Blind, è uscito con Acephale nel 2010. L'album di debutto di Porcelain Raft, Strange Weekend, è uscito nel gennaio 2012 con Secret Canadian.

LANIFICIO e RADIO ROCK  presentano
Life on Tuesday
Martedi 5 Novembre 2013
PORCELAIN RAFT in concerto + YOUAREHERE
Biglietto € 6 + d.p
Apertura Botteghino h. 21.00 | Inizio Concerti 21.30
Prevendite www.vivaticket.it
LANIFICIO159 | Via di Pietralata159/A - Roma
info@lanificio.com | tel. 06.41780081


Fonte lanificio.com

- 2012 - 


Porcelain Raft, o della fuga dei cervelli. La più bieca prassi giornalistica imporrebbe di rispolverare i soliti abusati frasari da terza pagina a proposito di questo artista romano, al secolo Mauro Remiddi, traslocato prima a Londra (si ricorda la sua militanza nei deliziosi Sunny Day Sets Fire) e attualmente domiciliato in quel di Williamsburg (New York), nel cuore pulsante del futurismo alternative odierno, dove ha registrato il suo primo album (che giunge dopo una lunga cometa di Ep e singoli vari) per conto di un'etichetta di prima grandezza come la Secretly Canadian. Un curriculum da far impallidire molti, non c'è che dire.

Eppure sarebbe il caso di non farne esclusivamente una questione di nazionalismo strapaesano, anche perché un lavoro come "Strange Weekend" merita molto di più. Il nostro uomo dimostra infatti di aver assorbito con estro prontamente ricettivo le vibrazioni più calde di questa nostra contemporaneità musicale spesso così imprevedibile, ricomponendo le molte vie del suo work in progress in un sound gassoso e luminescente, capace di avvolgersi in morbide spirali di suono rarefatto e di insinuarsi così negli strati più fluttuanti del pensiero.

Si potrebbe partire da "The End Of Silence" (o da "The Way In") per orientarsi nella proposta di Porcelain Raft, individuandone gli elementi salienti: una grazia delicata di voci e melodie in dormiveglia, pulsazioni che forse guardano alla musica house o forse no e, su tutto, la caligine carezzevole di synth che ammorbidiscono i contorni in un tenue luminismo atmosferico, fatto di macchie di colore e corpuscoli sottili.

I pigmenti new age di "Is It Too Deep For You?", la brina scricchiolante di "Drifting In And Out", la luce rugiadosa e densa, quasi lattea, che si rovescia sulle geometrie di "Put Me To Sleep", potrebbero far venire in mente (era già accaduto con la Casa del Mirto) mostri ormai sacri della premiata bottega chillwave del rango di Washed Out, Neon Indian o Memory Tapes, al pari di M83 (per i quali Remiddi aprirà il concerto italiano), Mgmt (sentite "Unless You Speak From Your Heart", hit potenziale) o di certe invenzioni di Daniel Lopatin. Legami e similitudini senza alcun dubbio credibili, ma occorre aggiungere che il canzoniere spremuto da "Strange Weekend" brilla e convince per la sua compiutezza in sé, per la forza di un'ispirazione gagliarda e originale.




"Strange Weekend" si propone così come una sorta di manifesto paradossale: è questo infatti il dream-pop immaginato da corrieri cosmici in pantofole nella solitudine metropolitana dei loro monolocali in subaffitto. È questo il suono abulico e tenerissimo della nostra solitudine disperatamente autosufficiente. In punta di piedi, sussurrato con la voce bassa (per non disturbare gli altri inquilini) e con le persiane abbassate. Che sia giorno o notte poco importa. Le città non dormono mai.

 - 2013 -
Era l’ispirazione la vera forza dell’esordio di Mauro Remiddi (aka Porcelain Raft), per una
esuberante scrittura lirica, che adagiava nelle braccia accoglienti del dream-pop una melanconia in bilico tra melodramma e poesia noir. Il tutto, per un songwriter regalato al mondo della pop music, ma di quella pop music che parla alla gente dei suoi ardori e dei suoi dubbi, una voce familiare in un mondo che corre sempre più veloce e stritola con il suo ritmo urbano i sogni residui. Nel suo secondo progetto i synth fanno spazio a piano e archi, allargando lo spettro di colori e toni: “Permanent Signal” è infatti un album che conferma tutte le emozioni dell’esordio “Strange Weekend”, ma con sfumature oniriche e riverberi umani. Il tono più riflessivo e sognante di questo nuovo capitolo della ricerca sonora di Porcelain Raft  non è un atto remissivo, ma è il frutto di una consapevolezza e di una volontà di esprimersi attraverso un suono meno definito ma emotivamente più presente. 

Le vibrazioni psichedeliche di “Minor Pleasure” sono una piacevole novità, un nuovo viatico che l’artista percorre per raggiungere nuove soluzioni sonore: è quasi un incontro tra le evoluzioni lisergiche degli Spiritualized e l’evoluzione del glam nelle lande berlinesi quello che anima anche “Five Minutes From Now”. C’è del nuovo anche in “Cluster”, dove le chitarre avvolgono una materia grezza e informe, per poi trasformarla in un insieme di accordi sognanti e ipnotici, tutto diventa per un attimo più fisico. 
Emozioni più semplici sono ancora presenti e offrono conforto al suono più cupo e triste che caratterizza “Permanent Signal”: ariose melodie (“Open Letter”) e raffinati momenti introspettivi affidati al piano e a una solitaria tromba (“I Lost Connection”) allentano la tensione che “The Way Out” e  “It Ain't Over” mettono in gioco con distorsioni electro-rock. Archiviando due suggestivi momenti di relax che aprono e chiudono l’album (“Think Of The Ocean” e “Echo”) resta da segnalare un'incursione nel territorio dei Beach House e dei Radiohead, con la romantica e profonda “Night Birds”.


“Permanent Signal” non indugia nelle luminose melodie dell’esordio; il tono più dimesso ha infatti la stessa consistenza degli How To Dress Well e dei Deptford Goth, anche se Mauro Remiddi frequenta maggiormente il pop e la new wave anni 80, sfoggiando un candore che riesce a far luce sotto la coltre di polvere e indifferenza che aleggia in modo sinistro sulle sorti della musica moderna.


Fonte ondarock.it

martedì 22 ottobre 2013

10 Libri.

Il mio personale elenco dei dieci libri più importanti che conosca:

Borges Jorge Luis, 'Finzioni'; (1941)
Bronte Emily, 'Cime tempestose'; (1847)
Camus Albert, 'Lo straniero'; (1942)
Céline Louis-Ferdinand, 'Viaggio al termine della notte'(1932)
Cortázar Julio, 'Rayuela'(1963)
Dostoevskij Fedor, 'Delitto e castigo'(1866)
Joyce James, 'Ulisse'(1922)
Kafka Franz, 'Il castello'(1926)
Melville Herman, 'Moby Dick'(1851)
Tolstoj Leo, 'Anna Karenina'(1877)


Sono in ordine alfabetico per cognome autore, non per importanza. Includono solo gli ultimi due secoli di letteratura di tre continenti. Non ho volontariamente ripetuto uno stesso autore. La lista è stilata ad oggi, 21 ottobre 13, e ovviamente soffre delle lacune di tutto ciò che non ho potuto ancora leggere e/o conoscere e/o scoprire. Ho dovuto rinunciare a grandissimi libri. Alcune esclusioni sono ponderate, altre no. In quel caso ho semplicemente lasciato scegliere il cuore. Fra le scelte pensate, un titolo scansa quasi sempre -ed involontariamente- un altro simile, o paritetico, o paragonabile. L'idea era quella di sezionare il più possibile i generi e le peculiarità. Ciò non significa siano meno belli, importanti, interessanti, decisivi. Alcuni esempi: Ho preferito Borges a "pasto nudo" di Borroughs, poiché volevo una raccolta di racconti ed un libro rivoluzionario per stile, efficacia e bellezza... e ancora sono indecisa fra i due. Ho preferito Karenina a Madame Bovary, li ritengo affini. Allo stesso modo ho favorito Delitto e Castigo piuttosto che l'Idiota. Via dicendo. Kafka, fra i lavori di uno stesso autore, è stata la scelta più travagliata, stavo per mettere "america", più bello da leggere, poi "il processo", più sociale, alla fine ho scelto il Castello. Inserendo Kafka ho preferito (a malincuore!!) omettere Thomas Mann, con la montagna incantata, o i buddenbrooks, e rimpiango di non poter mettere il Tamburo di latta di Grass. Starebbero di diritto nella lista anche Il rosso e il nero di Stendhal e Il maestro e Margherita di Bulgakov, ma li ho letti troppo tempo fa e forse non fui pronta, al tempo, ad inquadrarli empaticamente con il dovuto senno. Non saprei comunque con chi sostituirli, dieci posti sono davvero troppo pochi. La lista, oltre ad essere totalmente inutile, è in perenne modifica. Potrei ripromettermi di fare questo esercizio tutti gli anni; non verrebbe stravolta (certe sono pietre inamovibili che mai, mai, cambierò) ma sono convinta che di un poco potrebbe mutare. Note singolari, non ci sono italiani. Gli unici secondo me degni di rosicchiare la cima dell'iceberg sono Gadda con la cognizione del dolore, e la Coscienza di Zeno di Svevo. C'è una sola donna, immensa, la Bronte, che solleva il dramma delle quote rosa. Grandi esclusi Goethe (su tutti), Dickens, Hugo, Dumas e Checov; di loro, ho letto troppo poco. A naso manca Proust, ma ancora non ho avuto tempo e coraggio di buttarmi nella ricerca del tempo perduto. Tutta la narrativa americana -che amo- è stata accantonata e, mi si perdonerà, dovrà essere tenuta sulle spalle del capitano Achab. Ergo, niente Fitzgerald, Hemingway, Salinger, Faulkner, Poe, Miller, Stein, James, Twain, Steinbeck, Nabokov (un piede in due scarpe), Heller, Pynchon e Foster Wallace (ancora troppo presto per parlare di questi ultimi tre, credo, seppur graditissimi ed amabili). Infine, generalizzando, ho provato a comparare altri libri straordinari che mi venivano in mente accostandoli ad ogni voce della lista qui completata. Al momento nessuno è riuscito a scalzare i presenti. Questo è quanto.

vF