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martedì 27 agosto 2013

Giacomo Costa; 'Visioni apocrife'.

Le “Visioni apocrife”
 di Giacomo Costa inaugurano gli spazi di smART. 
Nuovo spazio romano per l’arte contemporanea, pensato in forma di polo culturale indipendente. 
Tra didattica, esposizioni, incontri

di Helga Marsala


Un nuovo spazio culturale a Roma, tutto dedicato alla diffusione e valorizzazione delle arti visive e della scena contemporanea, tra artisti emergenti e nomi di rilievo internazionale. Si chiama smART e nasce dall’incontro di tre donne, tutte appassionate d’arte, con background e percorsi differenti, ritrovatesi per questa nuova sfida: Margherita Marzotto, Presidente dell’associazione culturale, Stephanie Fazio, direttore dello spazio espositivo, e Giorgia Rissone, responsabile per la didattica.
L’idea è quella di creare un polo per l’arte contemporanea che sia realmente capace di aggregare ed avvicinare il pubblico, mettendo al centro al figura dell’artista e le opere: l’esigenza, sempre più diffusa, di abbattere le barriere e accorciare le distanze tipiche di grandi gallerie e di certi spazi istituzionali, orienta anche questa nuova realtà capitolina. Un’esigenza che – guardando al clamoroso exploit del non profit – passa per l’attuazione di pratiche e approcci alternativi. Tre le dimensioni progettuali: una espositiva, una didattica e una conoscitiva e d’approfondimento. Dunque, in sostanza, smART significa mostre, laboratori, attività di formazione, incontri, dibattiti, confronti.
Si parte con un artista italiano, Giacomo Costa, e la sua Visioni apocrife, a cura diFrancesca Valente. Selezionati dalla sua produzione una ventina di paesaggi urbani, elaborazioni di straordinario impatto visivo, che in questi anni hanno portato fortuna e una forte riconoscibilità al lavoro di Costa. Sono spazi enigmatici, inquietanti, eppure incredibilmente realistici, visioni esacerbate in cui la forza plastica, derivata da un utilizzo della tecnologia portato agli estremi, convive con una sensazione di spaesamento, di surrealtà, di vertigine. Fotografia, cinema, architettura, science fiction e richiami alla grande arte italiana del ‘700 e dell’800, si mescolano in queste romantiche ambientazioni, virate verso un uso massiccio di effetti speciali grafici: dalla pittura al grande schermo, passando per la ricerca fotografica e quella digitale, il lavoro di Giacomo Costa saccheggia differenti immaginari, traducendosi in un’operazione scenica dichiaratamente estetizzante e seduttiva.
Lavori in corso, al momento, in attesa dell’inaugurazione, da segnarsi in agenda: 15 ottobre 2013, in Piazza Crati 6/7, zona interessante e non convenzionale per una galleria, in area centro-Nord, quartiere Trieste. Ci sarà poi tempo fino al 29 novembre per godersi la prima mostre targata smART.

Un'intervista.





Giacomo Costa.


Nasce a Firenze nell’ottobre del 1970, studia violino fino ai quattordici anni e abbandona gli studi al liceo classico nel 1986 per concluderli da privatista nel 1989. Dopo aver soddisfatto la sua passione per la montagna, trasferendosi a Courmaieur, inizia i suoi studi fotografici nel 1993. Da prima con il suo autoritratto e poi con l’abbinamento di paesaggio montano e urbano in studi che fanno emergere in lui la necessità di un nuovo intervento nelle sue opere “simile a quello del pittore”.
Dopo l’incontro con il fotografo spagnolo Richard Nieto impara ad utilizzare il punto luce come l’intervento di un vero e proprio pennello non solo sul bianco e nero, come lo spagnolo, ma anche sul colore. Con questa tecnica realizza alcuni studi sul corpo umano che sanciscono il vero e proprio inizio della sua ricerca. Nel 1994 incontra il critico Maria Luisa Frisa che lo presenta nella mostra Equinozio d’Autunno al Castellodi Rivara di Franz Paludetto. L’interesse per la ricerca progressivamente lo allontana dagli impegni professionali iniziando così a muoversi nel mondo dell’arte. Nel 1995 inizia una collaborazione con il gallerista Marsilio Margiacchi e una ricerca sulle polaroid e la loro elaborazione, con le quali parteciperà alla mostra Al Muro!!! Presso la stazione Leopolda a Firenze e all’edizione 1996 di Arte Fiera a Bologna e a una mostra al Trevi Flash Art Museum. Con la serie di interventi sui paesaggi con l’intrusione di enormi monoliti di travertino presentati per la prima volta a Bologna si pone all’attenzione del pubblico e della critica. Nel 1999 ottiene la sua prima personale a Londra seguita dalla partecipazione alla Quadriennale di Roma ed alla Biennale Fotografica di Torino. Inizia ad esporre sia in Italia che in America, New York, Chicago e New Orleans. Nel 2005 vience il concorso pagine bianche d’autore per il volume della toscana. Nel 2006 incontra Elena Ochoa Foster che pubblica i suoi lavori sulla rivista CPhoto Magazine e successivamente lo invita alla X Biennale di Venezia dell'architettura. Sempre nel 2006 Il Centre Pompidou espone un suo lavoro (Agglomerato n.9, 1997), che è entrato a far parte della collezione permanente del museo, nella mostra Les Peintres de la Vie Moderne. Nel 2009 esce pubblicato da Damiani il volume "The Chronicles of Time" che raccoglie tutti i suoi lavori dal 1996 al 2008. Il volume è introdotto da un testo dell'archistar Norman Foster e del critico italiano Luca Beatrice. Nel 2009 viene invitato alla 53° Biennale di Venezia "Fare Mondi, Making Wolds".

Fonte www.artistocratic.com



Arte.


Attratto fin dagli inizi dalla possibilità di intervenire sulla realtà fotografata, trova la sua massima realizzazione nella scoperta delle possibilità di manipolazione che l'uso delle tecnologie digitali gli offrono. Nel 1996 esordisce con la serie degli Agglomerati, semplici montaggi di immagini ottenute con Photoshop, ma è a partire dal 1999 che abbandona la fotografia tradizionale, seppur elaborata, per dedicarsi esclusivamente all'uso delle tecnologie 3D. Con questi nuovi strumenti, gli stessi usati per gli effetti speciali del cinema, crea immagini e scenari fotorealistici ma inesistenti, ponendo la sua ricerca a metà tra la pittura e la fotografia. La sua riflessione parte da ciò che comunemente angoscia il mondo contemporaneo, i disastri naturali, le speculazioni, l'inquinamento, il devastante impatto ambientale dello sviluppo insostenibile, lo sfruttamento sconsiderato delle risorse naturali traducendo queste ed altre tematiche in immagini. Le immagini di Giacomo Costa, come dice Norman Foster nell'introduzione al libro The Chronicles of Time, “…sono come le rovine di una civiltà perduta, che potrebbe essere la nostra. Grazie a questa potente visione, ci ricordano soprattutto la fragilità del nostro mondo artefatto e i presupposti civici che lo hanno sostenuto fino ad oggi.”


Collaborazioni.


Nel maggio del 2010 collabora con Irene Grandi nella sua tournée teatrale proiettando su maxi-schermi una selezione di opere rielaborate.]
Ad ottobre del 2010 collabora con l'attore e regista Luca De Filippo progettando il sipario ed i fondali della commedia del padre, Eduardo De Filippo, 'Le bugie con le gambe lunghe'.
A giugno del 2011 viene invitato a creare l'immagine simbolo de 'l'estate fiorentina 2011'.
Nel 2011 le sue opere sono state pubblicate su STUDIO Architecture and Urbanism magazine #01 [from] CRISIS [to] di Romolo Calabrese
Nel 2012 esegue la scenografia de Il gioco dell'amore e del caso di Marivaux per la regia di Piero Maccarinelli e con i costumi del premio Oscar Gabriella Pescucci. Il cast è composto da Antonia Liskova, Fabrizia Sacchi, Paolo Briguglia, Francesco Montanari, Emanuele Salce e Sandro Mabellini e lo spettacolo debutta in prima nazionale a Firenze rappresentando la prima produzione della Fondazione Teatro della Pergola.

Musei.

Elenco dei musei che posseggono opere dell'artista:
  • CACNO (Contemporary Arts Center of New Orleans), Stati Uniti
  • Contemporary Arts Museum, Houston, Stati Uniti
  • Centre Pompidou di Parigi, Francia
  • Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci, Prato

Bibliografia.

  • Wolken, Hatje Cantz Verlag, 2013 (ISBN 9783950301847)
  • Padiglione Italia, L.Beatrice e B.Buscaroli, Silvana Editoriale, 2009 (ISBN 9788836613885)
  • Architecture Now! 7, Philip Jodidio, Taschen, 2008 (ISBN 9783836517355)
  • The Chronicles of Time, testi di Norman Foster e Luca Beatrice, Damiani Editore, 2008 (ISBN 8862080794)
  • CPhoto Magazine, N.5, London, Ivory Press, 2007
  • CPhoto Magazine, N.3, London, Ivory Press, 2007
  • Sound&Vision, Luca Beatrice, Damiani Editore, 2006 (ISBN 8889431555)
  • XIV Quadriennale, Roma-Torino (catalogo), 2004 (ISBN 8880165704)
  • Enciclopedia dell'arte Zanichelli, Zanichelli, Milano, 2004, (ISBN 9788808223906)
  • L'arte del novecento, Giunti, 2003, (ISBN 9788809034327)
  • 2A+P landscape, anno 3 n.2, Cooper & Castelvecchi, 2001, (ISBN 8873940021).
  • XY dimensioni del disegno, anno 14 N.38-39-40. Officina Edizioni, 2000, (ISBN 8887570302)
  • Sui Generis, PAC, Milano (catalogo), Medusa, (ISBN 8888130055)
  • Photography Now, Contemporary Art Center, New Orleans (catalogo)
  • Land(E)Scape, Edizioni Photology, Milano
  • VIII Biennale Internazionale di Fotografia, Torino (catalogo)
  • XIII Quadriennale, Roma (catalogo), (ISBN 8880163205)

Fonte wikipedia.

venerdì 2 agosto 2013

Luigi Ghirri: “Come pensare per immagini”. In questa frase è contenuto il senso di tutto il mio lavoro.

Luigi Ghirri al Maxxi, Roma




Il MAXXI dedica all’opera di Luigi Ghirri, tra i maestri indiscussi della fotografia in Italia, una grande mostra antologica, nata dalla collaborazione tra il Museo e il Comune di Reggio Emilia, la città dove il fotografo ha vissuto e alla quale ha lasciato il suo archivio. E proprio dai materiali originali – fotografie, menabò, libri, cataloghi e negativi – oggi conservati presso la Biblioteca Panizzi, partner istituzionale del progetto, la mostra intende partire per raccontare i diversi profili di questa complessa figura di artista.
La mostra è organizzata in tre sezioni tematiche – Icone, Paesaggi, Architetture – e invita a ripercorrere la fasi della ricerca artistica di Ghirri: le icone di quotidiano, i paesaggi come luoghi di attenzione e di affezione e le architetture, da quelle anonime a quelle d’autore, attraverso oltre 300 scatti, con particolare attenzione ai vintage prints stampati direttamente dall’autore.
Accanto alle fotografie verranno presentati anche i menabò dei cataloghi, i libri pubblicati, le riviste, le recensioni che testimoniano la sua attività di editore, critico e curatore; una selezione di fotografie e libri d’artista che documentano l’incontro e la collaborazione con gli artisti concettuali modenesi nei primi anni ‘70; le cartoline illustrate e le fotografie anonime che Ghirri collezionava; una selezione di libri tratti dalla biblioteca personale di Ghirri che raccontano dei suoi interessi e dei riferimenti culturali e artistici; le copertine dei dischi che testimoniano l’interesse di Ghirri per la musica e il rapporto con musicisti come i CCCP e Lucio Dalla.


Luigi Ghirri.


(Scandiano, 5 gennaio 1943 – Reggio Emilia, 14 febbraio 1992) è stato un fotografo italiano.
Inizia a fotografare nel 1970 confrontandosi con artisti concettuali e ricercando segni nei paesaggi naturali e segni artificiali nell'opera umana e nel paesaggio stesso (manifesti, insegne ma anche cartine geografiche). Dal 1980, sollecitato da Vittorio Savi, si confronta con la fotografia di architettura nel territorio. In particolare fotograferà per lo stesso Savi, per Aldo Rossi, Paolo Zermani. Negli stessi anni stringerà amicizia con lo scrittore Gianni Celati. I suoi paesaggi sono sospesi, non realistici per certi versi metafisici, spesso privi di figure umane ma mai privi dell'intervento dell'uomo sul paesaggio. Le sue foto sono generalmente a colori. L'uso di colori delicati e non saturi è fondamentale nella sua poetica e nasce dalla stretta collaborazione con il suo stampatore Arrigo Ghi.
Di notevole spessore gli scatti dello studio bolognese di via Fondazza del pittore Giorgio Morandi.
Autore di copertine di numerosi album per la RCA sia di musica classica che di artisti italiani come Lucio Dalla, Gianni Morandi, Luca Carboni, CCCP Fedeli alla linea (Epica Etica Etnica Pathos), Stadio, Ciao Fellini, Robert & Cara e altri.
È morto d'infarto a 49 anni.
Elisabetta Sgarbi ha presentato al Festival di Venezia del 2009 un film sul fotografo di Scandiano intitolato Deserto Rosa.
Fonte wikipedia.



P.S.

Promozione.

AGOSTO A ROMA? Biglietto ridotto per i residenti e formula “2×1″ per i romani under 26


L’offerta del museo è particolarmente ricca in questo momento, con ben sette mostre in corso e, nella piazza, l’installazione HE che accompagna l’estate del MAXXI: una gigantesca lanterna gialla sospesa che di giorno crea ombra e di notte si accende di mille colori, progetto vincitore del programma YAP (Young Architects Program) con il MoMA PS1 di NY, Istanbul Modern e Constructo di Santiago del Cile.
All’interno, i video con le star hollywoodiane e le sculture di Galleria Vezzoli, in uno straordinario allestimento che trasforma il MAXXI in una galleria tardo ottocentesca; l’atmosfera intima e rarefatta delle foto di Luigi Ghirri. Pensare per immagini; i colori e i segreti degli arazzi di Alighiero Boetti a Roma; i video emozionanti di Fiona Tan. Inventory; il rapporto tra architettura, paesaggio ed energia della mostra Energy, con, tra le altre, la lieve installazione di Sou Fujimoto, nuova “star” dell’architettura che ha da poco realizzato il Padiglione estivo della Serpentine Gallery di Londra; le foto e i modelli dei migliori progetti che hanno partecipato al progetto YAP 2013 in tutte le quattro sedi.
Infine, nello Spazio D di fronte al museo, la mostra The Sea is My Land: 140 video e fotografie di 22 artisti del Mediterraneo che racconta l’incessante metamorfosi del Mare Nostrum.



Chiarezza.


Il Museo MAXXI e le opere esposte

Premessa
In questo articolo sono descritte molte delle opere esposte nel Museo. Poichè le opere in esposizione cambiano periodicamente (tranne quelle acquisite permanentemente), in questa sede sono trattate quelle presenti nel Museo a lugliodel 2013 con l'accenno a quelle esposte fino a maggio 2013. Per avere invece una descrizione retrospettiva di quelle esposte dall'inaugurazione del 2010 fino al 2012, potete invece cliccare qui: 
Il costo del biglietto per la visita è di 11 euro, salvo diritto a riduzioni (è anche possibile acquistare a 50 euro e valida un anno dalla data d'attivazione una card MyMAXXI). Come prezzo d'ingresso è accettabile. Il Museo è interamente dedicato all'arte contemporanea. Sarà possibile, al di là della qualità delle opere in mostra che hanno suscitato qualche critica, farsi comunque un'idea delle tendenze dell'arte contemporanea che risultano sconosciute alla maggior parte delle persone. Non è mia intenzione fare qui una disquisizione sulla bontà o meno dell'arte contemporanea e i soliti paragoni che vengono fatti con la più conosciuta produzione artistica fino all'incirca gli anni '70 del XX secolo. Infatti, è bene dirlo, per arte contemporanea si intende proprio la produzione di artisti o ancora in vita o artisti che hanno almeno operato sul finire del secolo XX. Quindi, non pensate di trovare nel Museo artisti come un Picasso, Miro, Fontana, Mondrian e simili. Questi artisti sono già datati. In pratica, per un pubblico anche acculturato alle arti visive, la maggior parte degli autori e delle opere saranno pure novità. Bisognerà ricominciare da capo, i riferimenti tipici che si usano per giudicare o apprezzare qui non funzionano più. Altri parametri, altri intenti, altro tutto. Il “quadro” in pratica non esiste quasi più. La maggior parte delle opere sono performancecostruzioni,assemblaggimultimedialità e altro. E' assolutamente consigliato leggere in continuazione i cartelli esposti accanto alle opere, sia per conoscere l'autore e l'origine dei materiali usati (i più disparati), sia per dare un senso a quello che si vede. Qui sta proprio la cosa più stimolante. Diciamo che anche una passeggiata distratta non può almeno ogni tanto meravigliarci e farci soffermare su un qualcosa esposto. Consigliato per tutte le età, anche i più piccoli, che notoriamente tendono ad annoiarsi nei musei tradizionali ma qui potranno trovare qualcosa di cui stupirsi e penseranno ad un gioco, magari fatto dall'artista ma sempre un gioco. Il Museo è fatto apposta per permettere al visitatore di seguire un percorso non obbligato. Non vi preoccupate della direzione da prendere e andate in giro che le sorprese non mancheranno. Vi piaceranno? Dipende. Il discorso sarebbe lungo e qui non è il caso d'affrontarlo, come ho già detto. Comunque non credo che uscirete annoiati e avrete sicuramente un argomento di conversazione per il giorno dopo con i colleghi di lavoro, gli amici e conoscenti. Purtroppo, nella gestione amministrativa del Museo c'è da segnalare la grave mancanza di una copertura WIFI aperta al pubblico all'interno e nei dintorni del MAXXI. Questo pregiudica, almeno non usiate un collegamento con il vostro provider, la possibilità di consultare durante la visita l'applicazione, scaricabile gratuitamente, da Android market e Apple Store e dedicata al MAXXI, peraltro ricca d'informazioni. In realtà una connessione aperta, previa registrazione, esiste ed è quella fornita da Provincia-WIFI ma laconnessione è alquanto carente per stabilità e copertura. Vediamo ora quali sono le opere che hanno maggiormente attratto la mia attenzione. 
Le Opere (presenti a luglio 2013)
Appena entrati si vede una gigantesca opera (collezione permanente) di Anish Kapor intitolata Widow (2004). Sembra uno stetoscopio dei vecchi tempi dal significato inquietante, che coinvolge visivamente e non solo lo spettatore. 
Continuando a pianoterra potete vedere dal 22 marzo fino al 29 settembre 2013 la Mostra Energy (architettura e reti del petrolio e del post-petrolio). Interessante mostra sull'energia come fatto non solo tecnico ma culturale, di modifica sociale e antropologica. Essa vuole illustrare il passato, il presente ed il futuro dello sfruttamento energetico. Attraverso tre sezioni si è cercato di rappresentare il rapporto italiano tra l'architettura, l'energia ed il movimento. Nella sezione Storie è rappresentato il passato, Fotogrammi rappresenta il presente e Visioni il futuro. Nella sezione Storie, viene data particolare attenzione al fenomeno tutto italiano della costruzione degli Autogrill. Anche i Motel sono analizzati nel loro significato architettonico e sociologico. La mostra si presenta, insomma, come una sorta di percorso tra tecniche e soluzioni culturali all'approccio energetico. Interessante il riferimento al progetto Heads up highway, dove viene dato conto della possibilitá di sfruttare la superficie delle autostrade per produrre energia elettrica (potenzialmente si avrebbero circa 27000 gigawatt annui). Fotogrammiraccoglie attraverso uan serie di foto lo stato dell'arte presente, con foto d'autori del calibrro di Paolo Pellegrin e Alessandro Cimmino. Molto interessante la parte dedicata al Villaggio alpino dell'ENI a Borca di Cadore, terminato nel 1963  e progettato da Edoardo Gellner. In questo campo però il progetto più ambizioso fu Metanopoli a San Donato Milanese, cui contribuirono vari progettisti a partire dal 1953 (Bacciocchi, Nizzoli, Olivieri, ecc.). Inoltre, nella Mostra, attraverso una serie di varie infrastrutture e pannelli, si da conto della possibile alternativa ai combustibili fossili. All'inizio del percorso un grande pannello è dedicato al progetto OMA/AMO roadmap 2050 per l'integrazione Europea energetica a emissioni zero, il cui obiettivo è quello di un approvvigionamento energetico ecologicamente sostenibile e condiviso tra i paesi europei.
Dal 29 maggio 2013 e fino al 24 novembre nelle Gallerie 2 e 3 del primo piano è possibile visitare la Mostra Galleria Vezzoli con il progetto espositivo The Trinity che presenta, contemporaneamente al MOMA PS1 di New York e al MOCA di Los Angeles, una retrospettiva dedicata a Francesco Vezzolicon opere a partire dagli anni novanta. L'allestimento è particolare, colpisce con i suoi colori sul rosso porpora dove sono allestite le opere di questo bizzarro artista. Il tutto sa di un kitsch elegante e intellettuale. Troneggiano al centro una serie di statue dalle fattezze classiche che sorreggono degli schermi che mandano video in continuazione. Le luci soffuse contribuiscono ad un'atmosfera rarefatta. Alle pareti e ovunque le opere multiformi di questo artista. Opere con un aspetto spesso autoreferenziale, dove il suo viso fotografato, dipinto, scolpito, appare accanto ed inserito in altri contesti come statue classiche, cartelloni pubblicitari di film, fotografie, ecc. Una chicca l'opera in video in fondo alla sala intitolata il ritorno delle palle che rimbalzano, titolo che lascia intendere il soggetto un pò pornografico. La mostra continua prima con una serie di busti classici cui fa da corrispettivo un calco del viso di Vezzoli che sembra quasi dialogare con i busti stessi e poi con tutte sedie appaiate. Quest'opera è intitolata le 120 sedute di Sodoma cui segue un'altro allestimento intitolato Comizi di non amore, un convincente video che riassume in sè il significato ambiguo e di finzione dei reality televisivi. Entrambe le opere hanno un chiaro riferimento a Pasolini.
Sempre nella galleria 2 e 2a, l'interessante Mostra di Luigi Ghirri 'Pensare per immagini' aperta al pubblico dal 24 aprile 2013 al 27 ottobre 2013.
La Mostra attraversa l'opera di questo grande fotografo italiano in modo completo ed è in grado di far apprezzare in pieno la concezione della fotografia in Ghirri, sintetizzabile con le sue stesse parole: "la fotografia non è pura duplicazione o un cronometro dell'occhio che ferma il mondo fisico, ma un linguaggio nel quale la differenza tra riproduzione e interpretazione per quanto sottile, esiste e da luogo a un'infinitá di mondi immaginari".
Tenendo a mente questi concetti, il visitatore potrà godere in pieno delle delicate foto di Ghirri, scattate e stampate con accuratezza ma usando quasi sempre tecniche in fondo amatoriali (molte sono stampe C-print cioè a stampa cromogenica). Sono dedicate a città e luoghi come il Lago di Braies, Castelrotto. Alcune leggermente autoreferenziali come quella della finestra con la scritta "Foto" oppure come quella a Parigi con una donna che a sua volta fotografa.  Seguono alcune foto Polaroid di Amsterdam, molto belle. Anche una foto su Sassuolo molto particolare attrae la nostra attenzione mentre, in un angolo, appaiono all'improvviso una serie di foto di paesaggi di una ricercatezza assoluta: Marina di Ravenna, Rimini, Lido di Volano, Capri, Metaponto, Tellaro, Melfi, ecc. Tutte foto straordinarie giocate su colori tenui, pieni di luce soffusa, calda, alcuni sembrano quasi degli acquerelli. In particolare ricordiamo: il Rifugio Grostè a Madonna di Campiglio, una foto sulla Campagna ferrarese, un cancello con neve a Pomponesco che si ripete a Formigine e nuovamente un'altra foto del cimitero di Pomponesco. Altra foto stupenda è quella scattata ad Argine Agosta a Comacchio: una casa nell'acqua. Un'altra foto imperdibile è quella dedicata a Versailles, praticamente perfetta, dalle prospettive e dall'insieme equilibratissimo, i colori poi sono talmente attraenti che il tutto sembra una stampa. Segue una foto di San Pietro in vincoli a  villa Jole che ricorda vagamente le ninfee di Monet. Un'altro filone cui Ghirri dedicò attenzione fu quello della fotografia a strutture architettoniche: dalle case popolari di Portoghesi di Trevigliano Mazzano alla tomba Brion, alla cittá universitaria di Roma di Piacentini, nonché le foto d'interno dedicate alle opere di Aldo Rossi. Esposte in una parete a parte le foto fatte a Bologna nello studio di Giorgio Morandi; scatti con i quali Ghirri fa rivivere in pieno l'atmosfera dei quadri del grande pittore. Per finire, addossata alla parete un'altra frase di Ghirri in cui considera la fotografia utile perchè aiuta a togliere e non ad aggiungere nella rappresentazione delle cose. Ovvero l'uso stesso dell'inquadratura è già un tentativo di sintesi della rappresentazione. Non bisogna stupirsi di queste affermazioni, dato che Ghirrioltre a praticare la fotografia, è stato un grande teorico della stessa. Le sue teorie sulla fotografia, per chi ama quest'arte o per chi fosse interessato, sono esposte nel prezioso volume Lezioni di fotografia del 1989.
Al primo piano, aprendo la porta a vetri, s'accede alla Mostra delle opere di Alighiero Boetti a Roma (1940-1994). Tra quelle esposte spiccano Tutto del 1989: una sorta di mosaico colorato e La natura è una faccenda ottusa (1981),  La quinta essenza del tempo del 1993, opera tutta in verticale su carta intelata che era una tipica tecnica usata dell'artista. Seguono altre grandi tele come Orme 1 e 2FregiòFaccine ed altre senza titolo. Proseguendo nella sala successiva sono esposte alcune tele fatte con ricamo su tessuto intitolate Poesie con il Sufi Berang, ovvero una miscela frutto della collaborazione tra l'artista e le poesie del maestro. Opera del 1989 e presentata a Parigi è per la prima volta visibile in Italia.
Segue un'opera dell'allievo Francesco Clemente Under the hat del 1978: acquarello su carta accattivante e altre opere diLuigi Ontani tra cui Tappeto volante aureo e En ruote d'apres Pietre Loti dal 1975 al 1978.
Ancora nella sala successiva la suggestiva e imperdibile opera di Giuseppe Penone 'Sculture di linfa' che fa parte della collezione permanente. Occupa tutta una sala ed è molto coinvolgente.
Tornati a piano terra nelle mostre allestite accanto alla porta d'ingresso, andare alla Galleria Scarpa. Qui da fine giugno 2013fino al 20 ottobre la sala è dedicata allo  YAP. Cioè un concorso annuale di promozione della giovane architettura organizzato in collaborazione con il MoMA/MoMA PS1 di New York, Constructo di Santiago del Cile e, per la prima volta quest'anno, l'Istanbul Museum of Modern Art. Vengono valutati studi di architettura emergente concernenti progetti per un’installazione capace di offrire ai visitatori uno spazio per gli eventi estivi del museo e per il relax. Quest'anno ha vinto la struttura HE esposta nel cortile del Museo, opera dello studio torinese BAM. La struttura è usufruibile nel cortile esterno del Museo. Offre uno spazio anche ad una serie di attività estive che la sera si svolgono nella sua area.
Sempre al pianterreno è possibile visitare l'importante Mostra Inventory dedicata all'artista indonesiana Fiona Tan fino all'8 settembre 2013. Comprende una selezione di importanti lavori realizzati dopo il 2004. Interessante l'allestimento Correctiondel 2004: una video installazione che coinvolge lo spettatore in sala in una situazione carceraria circondandolo con video di detenuti e guardie che ti osservano implacabili e con sottofondo rumori vari. Uscire dalla sala e prendere l'ascensore a piano terra per proseguire la visita della mostra al secondo piano. Usciti dall'ascensore sono riportate su una parete varie incisioni delPiranesi e le sue carceri d'invenzione che richiamano l'architettura del MAXXI. Infine si arriva alla bella galleria 5 dove sono allestite altre installazioni video di Inventory, per la prima volta esposte in pubbblico. All'ingresso vi viene consegnato un apparecchio con cuffie che riproduce dei suoni (sospiri, passi, ecc.) quando ci si avvicina ai video (In Cloud Island e poiDisorient). Nella sala un particolare voluto dall'architetto Hadid: camminando si deve attraversare un vetro sul pavimento che mette una strana sensazione di vuoto. In fondo ammirate la vetrata oscurata che da all'esterno.
Si segnala, infine, la Mostra The sea is my land che si trova nell'edificio prospiciente al Museo e dedicata ad Artisti del Mediterraneo. E' visibile dal 4 luglio 2013 e fino al 29 settembre senza biglietto ed è ricca di fotografie ed altre opere di numerosi artisti provenienti dai paesi che si affacciano su questo mare. Da vedere.

Spazio Lavi: Gabriele Basilico.





Gabriele Basilico.





(Milano, 12 agosto 1944 – Milano, 13 febbraio 2013) è stato un fotografo italiano. 
Tra i maggiori fotografi internazionali, dopo gli studi in architettura iniziò la professione di fotografo dedicandosi alla fotografia di paesaggio e più in particolare alla fotografia di architettura.
Lavorava per lo più con banco ottico e pellicole in bianco e nero. Celebre il suo lavoro su Beirut, fotografata dopo la guerra.

"Con le sue immagini, dalla controllata, consapevole tensione metafisica, egli ha efficacemente collaborato a presentare in questi ultimi anni il gusto post modern, rilevando visivamente alcune dimenticate architetture industriali e di periferia, rivalutate come reperti archeologici e fissate con un chiaroscuro intenso ed una prospettiva sfuggente e basculata, nello stile sofisticato anni ’30". (*)

(*) Italo Zannier, Storia della fotografia italiana, Ed. Laterza, Bari 1986 - pag. 383. ISBN 88-420-2778-2

Fonte Wikipedia.